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IL BRIGANTAGGIO

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  "...Il desiderio del vigneto e dell'orto diventò una febbre ed il piccone continuò a macinare sassi, a d attaccare in pieno zone scoscese... Per correggere le forti pendenze del terreno fu necessario un lavoro titanico di muri su muri, di pietre a secco... nel quale i nostri avi bagnarono di sudore ogni benché minima zolla di terra...  Per chi voglia farsene un'idea non ha da far altro che guardare il territorio di Savelli da Castelsilano... " . (Pericle Maone) 🏠CRONOLOGIA DELLA STORIA DI SAVELLI Savelli visto da Castelsilano Continua il racconto della  storia del nostro paese  con l'avvento del Brigantaggio po st Unità d'Italia, da non confondere col Primo Brigantaggio che  si è  svolto durante la dominazione France se. Dopo il 1860 , mentre i nostri padri continuavano a litigare per le terre, il brigantaggio continuava a preoccupare le popolazioni del nostro territorio. Nelle campagne dei nostri paesi, nel 1862, scorrazzavano "60 briganti" , o...

Don PIETRO De MARE e IL FIASCO IMPAGLIATO

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La scorsa settimana abbiamo rivissuto la storia di  Giuseppe e Mastrusantu , ciabattino savellese emigrato in Argentina dove "aveva fatto gli stivali a Peron" . Ma il racconto del suo fiasco impagliato continua. Giuseppe, partito per l'Argentina, lasciò in eredità il fiasco impagliato a Pietro De Mare , amico, frequentatore del suo laboratorio e assiduo giocatore di carte. Pietro De Mare era originario di Caccuri (KR), si trasferì a Savelli per prendere moglie, tale Giuseppina Lepera (molti artigiani, da frequentatori occasionali del paese per motivi di lavoro, prendendo moglie a Savelli, aprirono i loro laboratori e contribuirono così allo sviluppo economico e all'aumento della popolazione) Persona molto versatile, fu fabbro, meccanico, elettricista, marmista, saldatore; con altre persone ideò e contribuì a costruire il vecchio monumento ai caduti. Monumento ai Caduti della Guerra 15-18.Inizialmente al centro della Piazza Precone, poi spostato in un angolo. Per quest...

MASTRU SANTU

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Erano gli inizi degli anni '70, mi ero trasferito a Milano da non molto tempo e abitavo al quarto piano di un palazzo vicino ad altre famiglie del mio stesso paese.  Un giorno, un distinto signore, ben vestito, venne a trovare una parente che abitava a fianco alla mia famiglia. Mio padre lo incontrò per caso sul pianerottolo, si riconobbero e si salutarono con affetto e stima ricordando vecchie storie del paese. Poi, rivoltosi verso di me, mio padre disse:  "Questo signore è Mastru Santu,  il cognato di zia Adelina Polillo; viene dall'Argentina, vive a Buenos Ayres, ha fatto fortuna perché ha fatto gli stivali a Peron" (1) Io, meravigliato, ascoltai le veloci spiegazioni di mio padre . Ma chi era Mastru Santu?  Ce la racconta Gianbattista Maone nelle sue "Memorie" (2) Il suo nome era Giuseppe Fazio fu Santo, ma preferiva farsi chiamare  "Giuseppe e Mastrusantu" , era un ciabattino savellese e riparava le scarpe.   Tornato dalla guerra, divenne calz...

"POLITICA 207"

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Poco dopo la nascita del Circolo culturale " IL SEMAFORO " ,  comparve nel nostro paese un altro circolo:  "POLITICA 207" , ubicato di fronte al SEMAFORO in via Roma 207, dal cui numero civico prese il nome. La sua attività politico-culturale non si opponeva a quella dell'altro circolo, anzi ne condivideva le idee e ne sosteneva le iniziative. Il Presidente era Francesco Tallarico  e uno degli iscritti era Mario Capalbo. Entrambi i Circoli parteciparono attivamente alle elezioni del 1970 a sostegno della lista di sinistra rappresentata dal simbolo "Tromba". immagine dal web Fra le iniziative comuni ci furono manifesti che contrastavano i politici al governo del Paese e la Pro Loco , all'epoca sostenuta dalla Democrazia Cristiana (DC). In quegli anni la Proco Loco era orientata principalmente alla promozione e alla valorizzazione del Villaggio Pino Grande e, secondo le associazioni citate, la sua gestione lasciava molto a desiderare; per questo s...

IL SEMAFORO

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Negli anni 50/60 il processo di spopolamento del Paese, iniziato nel 1921 ( Abitanti 5000 circa),  era in continua ascesa. Terminata l'emigrazione nelle Americhe, prendeva vigore  quella verso l' Europa e il Nord Italia. Nonostante ciò, ho avuto la fortuna di appartenere ad una generazione che ha potuto vedere ( "vivere") il Paese pieno di gente, di operai, di braccianti,  di artigiani (fabbri, falegnami, sarti, orefici, bottai...) che con la loro presenza animavano le "minelle" (i vicoli) e le " rughe " (i rioni), Anni '60 - Bambini che animavano il Rione "Rinacchio" Ciabattino al lavoro con una luce fioca, in via Foscolo "Giardiniellu" 2004- L'ultimo Falegname: Giuseppe Bottaro P oi c'erano i pastori con le greggi, i contadini con gli asini, i braccianti che, l igi al detto savellese:   "a  matinata fa a jurnata"   (il lavoro svolto all'alba vale quanto quello dell'intera giornata). andando a la...