Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta lavori

Don PIETRO De MARE e IL FIASCO IMPAGLIATO

Immagine
La scorsa settimana abbiamo rivissuto la storia di  Giuseppe e Mastrusantu , ciabattino savellese emigrato in Argentina dove "aveva fatto gli stivali a Peron" . Ma il racconto del suo fiasco impagliato continua. Giuseppe, partito per l'Argentina, lasciò in eredità il fiasco impagliato a Pietro De Mare , amico, frequentatore del suo laboratorio e assiduo giocatore di carte. Pietro De Mare era originario di Caccuri (KR), si trasferì a Savelli per prendere moglie, tale Giuseppina Lepera (molti artigiani, da frequentatori occasionali del paese per motivi di lavoro, prendendo moglie a Savelli, aprirono i loro laboratori e contribuirono così allo sviluppo economico e all'aumento della popolazione) Persona molto versatile, fu fabbro, meccanico, elettricista, marmista, saldatore; con altre persone ideò e contribuì a costruire il vecchio monumento ai caduti. Monumento ai Caduti della Guerra 15-18.Inizialmente al centro della Piazza Precone, poi spostato in un angolo. Per quest...

MASTRU SANTU

Immagine
Erano gli inizi degli anni '70, mi ero trasferito a Milano da non molto tempo e abitavo al quarto piano di un palazzo vicino ad altre famiglie del mio stesso paese.  Un giorno, un distinto signore, ben vestito, venne a trovare una parente che abitava a fianco alla mia famiglia. Mio padre lo incontrò per caso sul pianerottolo, si riconobbero e si salutarono con affetto e stima ricordando vecchie storie del paese. Poi, rivoltosi verso di me, mio padre disse:  "Questo signore è Mastru Santu,  il cognato di zia Adelina Polillo; viene dall'Argentina, vive a Buenos Ayres, ha fatto fortuna perché ha fatto gli stivali a Peron" (1) Io, meravigliato, ascoltai le veloci spiegazioni di mio padre . Ma chi era Mastru Santu?  Ce la racconta Gianbattista Maone nelle sue "Memorie" (2) Il suo nome era Giuseppe Fazio fu Santo, ma preferiva farsi chiamare  "Giuseppe e Mastrusantu" , era un ciabattino savellese e riparava le scarpe.   Tornato dalla guerra, divenne calz...

"U CISTARU"

Immagine
MASTRO ANTONIO CARUSO  "CISTARU" (CESTAIO) Agli artigiani savellesi : fabbri, sarti, falegnami, cestai, calzolai, barilai, orefici.., che con le loro abilità e la loro laboriosità  fecero crescere il Paese, Pericle Maone volle dedicare una serie di  "quadretti"  che, leggendoli ora, ci riportano verso una realtà ormai lontana. Inizialmente la loro presenza era stagionale perché provenivano da altri paesi, in seguito, dopo aver formato una famiglia nel nostro paese, è diventata fissa. Gli artigiani offrivano i loro servizi alla comunità con cordialità e perizia. Queste persone, lavorando stabilmente a Savelli, hanno dato, ai giovani di allora, la possibilità di imparare un mestiere. Infatti presso la bottega artigianale, spesso, insieme "allu M a stru" (al Maestro), c'erano  "i    riscipuli"  (i discepoli, gli apprendisti); ragazzi che, dopo la scuola, frequentavano i laboratori dei sarti, dei falegnami, dei fabbri ecc... per imparare un mes...

"A GAZZOSA"

Immagine
Non tutti sanno che a Savelli fin dagli anni trenta c'era una fabbrica: la Fabbrica delle Gassose che, sfruttando una delle risorse più importanti del territorio, l'acqua , produceva  gassose e altri tipi di bibite e riforniva così i bar, le osterie del paese e del circondario. Bottiglie di gassose. (foto dal web) L'acqua della Sila, fresca e cristallina, in quel tempo abbondante, ha dato la possibilità di avviare un'attività imprenditoriale significativa.  La fabbrica delle gassose era gestita dalla famiglia Frontera , comunemente conosciuta con il soprannome di "Savoia" ed era ubicata al piano terra dell'abitazione sita in via Ugo Foscolo, la via che parte da piazza Precone e arriva al rione Gorna. Al pian terra di casa Frontera era ubicata la fabbrica delle gassose La prima licenza era intestata all'imprenditore  Francesco Frontera "Savoia"  che iniziò l'attività negli anni '30. Venuto a mancare nel 1934, l'impresa continuò...

U TRAPPITU (IL FRANTOIO)

Immagine
Lungo via Marina , una volta chiamata via dei Marzi (1) , incoincidenza con via Carducci, c'era un frantoio ("u trappitu") .  Era di proprietà di  "za Catarina a Mala f arina" . Lo gestiva lei personalmente con qualche aiutante perché il marito era emigrato nel West Virginia (America).  Antica macina con ruote in granito in un frantoio di Savelli anni'50 Era situato al piano terra della casa che lei abitava e la porta d'entrata del frantoio s'immetteva su via Marina, una strada interna del paese facilmente raggiungibile da piccoli mezzi a motore e quindi comodo per il carico e lo scarico della merce Via Marina Il frantoio era ubicato dove c'é la porta marrone.  Fatta la raccolta delle olive, i contadini, portavano le olive "allu trappitu" che, vista la richiesta, lavorava giorno e notte senza soluzione di continuità. Oggi si direbbe "h 24". Raccolta delle olive in un quadro del pittore savellese Salvatore Mazzei (Sasà) I...