"PARISE"
La storia, raccontata attraverso aneddoti, racconti a volte curiosi, spiritosi o drammatici rendono la memoria più pronta a recepirla; poi se i fatti fanno riferimento agli umili, ai sofferenti, una certa pietas pervade chi legge.
Questo è uno dei bozzetti dal vero che Pericle Maone inserisce nel suo libro e che racconta la storia di un personaggio particolare, Parise, nello stesso tempo, però, ci aiuta a capire, a grandi linee, la realtà socio-economica nonché uno spaccato della vita del nostro paese agli inizi del 1900 e le relazioni che intercorrevano tra le persone.
Piccole e semplici storie di un piccolo paese.
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Savelli agli inizi degli anni '20 |
Era nato povero, gobbo, cretino. Un suo antenato, per la particolare conformazione della testa, aveva dato origine ai "Cifarielli" (1) ma il pietoso essere che qui si vuol ricordare, pur avendo ereditato il difetto fisico di quel suo avo, veniva chiamato "Parise" e non se ne conosce il motivo.
In gioventù si era guadagnato la vita facendo imbasciate e piccoli servizi a tutti, specie ai locali carabinieri; diventato vecchio e non avendo più alcuna cura della sua persona, viveva di carità e faceva quel poco che poteva a chi ne avesse richiesto.
Aveva conservato tuttavia delle mansioni alle quali non avrebbe rinunziato per tutto l'oro del mondo: suonare il campanello ai mortori, reggere la grancassa di una delle due bande del paese durante le loro prestazioni.
Il popolo voleva bene a Parise e nessuno gli negava un piatto di minestra o un pezzo di pane, quando silenzioso e affamato, si presentava all'uscio di una casa qualsiasi.
Anche di vecchi abiti era ampiamente rifornito, ma la sua predilezione era per le divise, specie per quella dei suoi protettori, i carabinieri: indossandole, vi si sentiva sicuro e difeso come fosse dentro un usbergo...
Durante l'inverno, quando la temperatura era rigida, Parise spariva dalla circolazione; fissava dimora in una delle forge del paese e lì, standosene al calduccio, si guadagnava il cibo menando il mantice per l'intera giornata.
Nei pomeriggi estivi lo si vedeva gironzolare, quasi per caso, davanti alla farmacia della Piazza. Aveva allora luogo una scenetta assai divertente.
Qualcuno dei noti galantuomini, per passatempo, lo chiamava e gli teneva questo discorso: "Ascolta Tersite (2): questo è un soldo per i tuoi minuti piaceri; ora va' di corsa da don Peppe... e digli:
"don Ciccio... ti manda a dire che sei un cetriolo sementino"
Il messaggero, cui il gioco piaceva molto, assumeva tosto la posizione del velocista che è sul punto di scattare; tale posizione per lui consisteva nel portare la mano sinistra sulla gobba anteriore per tenere aderenti le due falde della giacca e nel lasciare la destra distesa, a palma aperta.
Dopo aver dato prova di ricordare il messaggio, ad un cenno partiva di gran carriera per l'immediato recapito.
E' appena il caso di dire che allo sprint iniziale seguiva un'andatura dimessa, deludente.
Ricevuto il messaggio, il destinatario ringraziava con amabile sorriso, indi rifaceva al latore il noto discorsetto: "Caro Parise, questo è un soldo ecc...; ora va' da don Gaetano ... e digli":
"don Peppe...ti manda a dire che sei un asino nato, cresciuto e pasciuto"
Parise, come meglio sapeva, recapitava i vari messaggi ai diversi galantuomini andando a lungo su e giù per il paese.
Quando si sentiva colto dalla stanchezza, pago dei soldini faticosamente racimolati, piantava in asso la faccenda e si fermava, per primo dal tabaccaio onde provvedersi del necessario per la sua pipetta di creta: dalla cannuccia lunga appena tre dita, succhiava avidamente il fumo che sbuffava intorno ad ampie volute; ripigliando il suo cammino si dirigeva verso una delle bettole e si sborniava a dovere.
Riuscendovi, si trascinava sul sagrato della Chiesa Grande o della Chiesuola per smaltirvi il vino in un lungo sonno; in caso d'insuccesso, ogni posto era buono per la sua tranquillità.
Un giorno, uno dei tanti savellesi d'America si ricordò con pena dei piedi scalzi del suo misero concittadino e senza pensarci su spedì a Ruggero Salvatore alias Parise un vistoso paio di scarpe.
Il beneficato, con quelle scarpe ai piedi, era raggiante; le mostrava a tutti.
Ma, l'indomani, il suo viso era segnato da una smorfia e a chi gli chiedeva il perché, additando le calzature, con voce esasperata, diceva: "'mprigione!...'mprigione!"
Purtroppo i piedi deformi avevano sofferto per l'attrito al cuoio e l'infelice se li sentiva come stretti in due gabbie ardenti.
Il terzo giorno Parise era di nuovo scalzo e sereno mentre le scarpe "maledette" giacevano abbandonate tra i "maluòviti" (malvoni, cespugli selvatici) della Colla (periferia del paese, campagna)).
Ai principi di un lontano settembre (pare quello del 1910), si sparse voce per il paese che Parise era morto e tutti ne rimasero commossi.
Accadde allora un fatto degno di memoria.
Il Sindaco ordinò che gli fosse fatta una cassa funebre decorosa, ed in Chiesa, ove fu portato il feretro, vi era tutto il Clero per la benedizione e per l'accompagnamento al Cimitero.
In attesa, in Piazza, si erano radunate le due bande del paese. Quando la bara prese la via dell'ultima dimora, dietro di essa si riversò tutta Savelli, mentre porte e finestre si chiudevano e le bande, a turno, suonavano marce funebri.
Anch'io, ragazzo, accorsi e ricordo che, a guardare dal Calvario per scorgere la coda del corteo bisognava spingere lo sguardo fino al palazzo degli Anania.
Fu, in poche parole, il funerale più imponente per concorso di popolo che ognuno ricordasse.
Quale il motivo di tanta manifestazione?
Fu individuato nella pietà, frammista ad una certa stizza, che volle riparare agli errori di una cattiva fortuna.
(Racconto tratto dal libro " Savelli nella Tradizione e nella Storia" di Pericle e G:B: Maone)
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Anni '20 Panorama di Savelli visto da ovest Anni '90 Panorama di Savelli |
Nota 1) Cifariellu: da "cifàru"= uomo triste e truce, ragazzo inquieto, diavoletto (Rohlfs)
Nota 2) Tersite: era un personaggio omerico con la gobba e il capo aguzzo come Parise, però non era cretino ma era maligno e velenoso
Che bel personaggio questo Parise, nella sua semplicità ci ha comunque insegnato l'arte dell'arrangiarsi ed essendo disponibile era ben voluto dai compaesani, ne dimostra anche il fatto che al suo funerale era presente tutta la cittadinanza e anche le autorità religiose e civili. Grazie per questi begli aneddoti. Ton Ara
RispondiEliminaPure ad Altomonte, fino al 1963, c'era un personaggio molto simile a Parise. Si chiamava Sciammiralluzzu, chissà che significava tale soprannome...
RispondiEliminaAncora oggi però per indicare un povero Cristo, stravagante e sempliciotto si dice: "guardalu ssu Sciammiralluzzu".
Carlo D.
Bravo il nostro caro Pierino !!! Queste storie ,che riporti e diffondi,sono perle preziose della nostra cultura ,che destano sentimenti benevoli e pietosi per chi è nato sfortunato ma che, a modo suo e per piacere agli altri,si è reso utile alla nostra comunità.Grazie !
RispondiEliminaCostanza M.
Il personaggio Parise mi ha fatto ricordare che un volta mio padre (cl.1902) mi parlò di un savellese, che lui aveva conosciuto, che aveva partecipato alla presa di Roma. Mi disse il nome ma non me lo ricordo.
RispondiEliminaTu ne dai qualcosa? Sarebbe bene ricordarlo!
Franco C.
Può darsi che sia vero perché qualche anno prima, nel 1866, in occasione della terza guerra d'indipendenza, 44 savellesi vi parteciparono a fianco dei piemontesi.
RispondiEliminaI nomi nel terzo volume di Savelli nella Tradizione e nella Storia.
Piero Pontieri