IL BRIGANTAGGIO

 

"...Il desiderio del vigneto e dell'orto diventò una febbre ed il piccone continuò a macinare sassi,
ad attaccare in pieno zone scoscese... Per correggere le forti pendenze del terreno fu necessario un lavoro titanico di muri su muri, di pietre a secco... nel quale i nostri avi bagnarono di sudore ogni benché minima zolla di terra... 
Per chi voglia farsene un'idea non ha da far altro che guardare il territorio di Savelli da Castelsilano... ".
(Pericle Maone)


Savelli visto da Castelsilano

Continua il racconto della storia del nostro paese con l'avvento del Brigantaggio post Unità d'Italia, da non confondere col Primo Brigantaggio che si è svolto durante la dominazione Francese.

Dopo il 1860, mentre i nostri padri continuavano a litigare per le terre, il brigantaggio continuava a preoccupare le popolazioni del nostro territorio.

Nelle campagne dei nostri paesi, nel 1862, scorrazzavano "60 briganti", oltre a ladri e sbandati.

Le bande più temute erano quelle di:
- Domenico Strafaci detto "Palma" da Longobucco (CS)
- Domenico Sapìa detto "Il Brutto" da Longobucco (CS)
- Luigi Maio detto "Il Catalano" da Paludi (CS), il più feroce di quel tempo
- Tommaso Greco, savellese, detto "Ciampalavure" (pestare il seminato di grano)
- Falbo da Celico (CS)
- I fratelli Todaro, da Campana (CS), agivano da soli.

Per contrastare il fenomeno con interventi più organizzati, venne istituito a Rossano (CS) un comando di Zona Militare che si occupava di controllare i territori:
- del fiume Crati e del fiume Neto,
- tutta la Sila,
- la zona  che va da San Giovanni in Fiore (CS) ad Acri(CS).

Il comando fu affidato al Colonnello Pietro Fumel.

Pietro  Fumel fu mandato in Calabria per domare il brigantaggio nel Cosentino, quella regione denominato Calabria Citra (Citeriore o Calabria Latina, "al di qua", più vicina a Napoli). Usò metodi fortemente repressivi. (immagine dal web)

Un distaccamento di truppe fu inviato anche a Savelli(KR), dove, già nel 1861 era stata istituita una Stazione di Reali Carabinieri.

1861 - Istituzione della Caserma di Reali Carabinieri

Carabinieri Reali (immagini dal web)

I Comuni avevano l'obbligo di fornire: dietro pagamento: paglia, foraggio, mezzi di illuminazione e di trasporto; inoltre dovevano sostenere le spese della Guardia Nazionale, divisa in squadriglie di 30 uomini, che erano alle dipendenze delle Autorità Militari.

La Guardia Nazionale savellese era formata da elementi volontari e una squadriglia era comandata dal Capitano Emilio Spina.

Capitano Emilio Spina. Cavaliere della Corona d'Italia. Comandante della Guardia Mobile di Savelli

La lotta ebbe due periodi significativi: dal 1862 al 1866 l'uno, dal 1867 al 1872 l'altro.

Durante i primi tre anni, dopo una lotta accanita, furono distrutte:
- la banda Greco fra Campana e  Verzino,
- quella di Falbo nella Sila tra San Giovanni in Fiore e Bocchigliero,
- la banda di Domenico Sapìa fu catturata a Caloveto.

Nel 1866 la Guardi Nazionale di Campana eliminava la banda dei Todaro.

A capo della squadriglia savellese c'era Don Vincenzo Mancuso, il cui carteggio, avrebbe fornito preziose informazioni sulle varie vicende se, insieme ai libri, non fosse stato bruciato per scaldare il forno  per poter cuocere il pane.

Arciprete Don Vincenzo Mancuso. Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro. Comandante della Guardia Nazionale di Savelli.

Il Capitano Emilio Spina e la sua squadriglia si resero invece protagonisti del seguenti avvenimenti:

- 16 Settembre 1861: cattura del brigante Pietro Paolo Gentile da San Giovanni in Fiore;
- 3 Gennaio 1862: cattura di due briganti della banda Greco
- 5 Gennaio 1862: cattura del brigante Pietro Tallarico detto "U Selvaggio"
-26 Maggio 1862: uccisione del capobanda Francesco Amoroso, da Cotronei, e cattura di due briganti
-16 Aprile 1863: cattura di un brigante della banda di Pietro Monaco.

Nel 1861 durante un conflitto a fuoco, sotto Cutro (KR) fu ucciso Francesco Storino (Astorino?), squadrigliere  savellese della Guardia Nazionale.

Guardia Nazionale del Regno (foto dal web)

Per meglio comprendere la reale situazione di quel periodo, ricordo la deliberazione presa dagli Amministratori savellesi di allora dopo che il Colonnello Fumel fu allontanato dalla nostra zona per motivi poco chiari.

Il Consiglio Comunale di Savelli, nella seduta del 2 di Maggio del 1863, viste le uccisioni di uomini e di armenti e le continue scorribande di facinorosi, fece richiesta al Ministero di far ritornare il Colonnello Fumel nelle contrade per tutelare i cittadini onesti e le proprietà.

Dal 1867 al 1872 si ebbe un aumento degli atti di brigantaggio dovuto al fatto che il Governo allentò l'opera di repressione a causa della Guerra del 1866 (Terza Guerra d'Indipendenza)

La Battaglia di Custoza 1866 (immagine dal web)

In questo periodo il comando della zona militare di Rossano(CS) fu affidato al colonnello dei bersaglieri Bernardino Milon, militare energico.

Bernardino Milon, militare e uomo politico, prima Ufficiale borbonico, poi, nel 1860, passò nell'esercito nazionale.

Le truppe furono dislocate nei paesi più frequentati dai briganti.
Nel nostro territorio, nel 1867, operavano, oltre a comitive minori, cinque bande: 
- la banda di Catalano, 
- la banda Romanello, 
- quella del Turchio, 
- due bande di Palma.

Le prime quattro furono sterminata in quell'anno, restava intatta la banda di Domenico Straface detto "Palma".

                                               Pietro Domenico Straface (Strafaci?) "Palma"

La nostra tradizione ricorda benissimo questo famoso capobanda, tanto che di lui si raccontano diversi episodi che verranno narrati in un prossimo articolo.

Nel 1868  la banda di "Palma" fu scovata e quattordici briganti furono uccisi, si salvò solo il capo che non riuscì a scampare al tradimento di un fidatissimo compare il quale lo scannò per percepire una grossa taglia.

Nel 1869, l'ultimo brigante della banda, Francesco Bisanti da Paludi, fu catturato insieme a tre complici nelle campagne di Verzino (KR).

Il merito andò al Capitano Emilio Spina ed ad altri savellesi che facevano parte del gruppo che partecipò alla cattura. Ad essi fu distribuita una ricompensa di 300 Lire.

Nel 1876, una pattuglia formata dal Capitano Spina con i suoi squadriglieri, da alcuni carabinieri, da tre bersaglieri e da un Delegato di Pubblica Sicurezza, sterminò la  banda Siinardi (Seinardi) 

Con questa operazione finì il brigantaggio calabrese.

Degli squadriglieri savellesi che facevano parte della pattuglia è stato possibile fare un elenco grazie alla memoria dell'ottantenne Manfredi Maria "Cicca" (mia nonna paterna) figlia di Manfredi Francesco "Ciccu" che ha fatto parte dell'operazione d'arme.

Manfredi Maria "Cicca", da giovane, aveva avuto modo di conoscere tutti i camerati di suo padre che facevano parte del gruppo.

A tutti i partecipanti al conflitto contro la banda Siinardi fu assegnato un premio concesso dal Governo, dalla Prefettura di Catanzaro e di Cosenza.

Elenco dei componenti della pattuglia (qualcuno potrebbe individuare un antenato; ometto le motivazioni della concessione del premio per motivi di sintesi):

1) Squadrigliere Tallarico Nicola "Cacaruozzu", Lire 2481
2) Squadrigliere Scalise Francesco "U Bersagliere", Lire 1500
3) Squadrigliere Iozzi Cristoforo, Lire 800
4) Squadrigliere Caligiuri Domenico "Rumpasonnu", Lire 1000
5) Squadrigliere Mancuso Antonio "Ruollu", Lire 700
6)  Squadrigliere Manfredi Pasquale "Drogu", Lire 700
7) Squadrigliere Manfredi Francesco "Ciccu" (il mio bisnonno paterno), Lire 700
8) Squadriglire Lepera Antonio "Sgalla", Lire 700
9) Squadrigliere Paletta Domenico "Quarararu", Lire 31,25, (fu il primo savellese che emigrò in Argentina nel 1881,
10) Squadrigliere Grande Antonio "Ntuninu", lire 31,25;
11) Squadrigliere Fazio Domenico "Galluzzu", Lire 31,25;
12) Squadrigliere Fazio Giovanni "Spulitru", Lire 31,25;
14) Capo drappello Mancuso Filippo "Scialata", Lire 1000;
15) Capitano Emilio Spina, Lire 2000. 

In quest'ultima operazione il Capitano Emilio Spina si distinse particolarmente per bravura e coraggio.

Si racconta che il grosso pino dietro al quale si era riparato non conservasse più, alla fine dello scontro, la scorza perché i briganti, individuatolo, indirizzarono verso la sua persona i proiettili.

Sciolta la squadriglia, Emilio Spina ebbe il grado di Colonnello, ma rifiuto l'incarico di sottoprefetto.

Ebbe molte medaglie, l'Ufficio Postale di Savelli e una borsa di studio per il figlio.

Morì il 13 maggio del 1901, a 73 anni, lasciando risonanza delle sue memorabili imprese nella popolazione.

La salma del Colonnello Emilio riposa nel cimitero di Savelli.

Anni '80 - Panorama Savelli (KR)

👈PERIODO PRECEDENTE: Verso l'Unità d'Italia

🏠CRONOLOGIA DELLA STORIA DI SAVELLI    

👉PERIODO SUCCESSIVO: Emigrazione nelle Americhe

Commenti

  1. Grazie mille...lho condiviso con un figlio di emigrati in Argentina...chissà se può arricchire con qualche notizia....un caro saluto
    Silvana

    RispondiElimina
  2. Grandeee! Spettacolo!!! Grazie.
    Giuseppe

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

GLI UFFICI DI UNA VOLTA

MASTRU SANTU

"IL SAVELLESE": il miracolo di un giornale