IL SEMAFORO

Negli anni 50/60 il processo di spopolamento del Paese, iniziato nel 1921 (Abitanti 5000 circa), era in continua ascesa. Terminata l'emigrazione nelle Americhe, prendeva vigore  quella verso l' Europa e il Nord Italia.

Nonostante ciò, ho avuto la fortuna di appartenere ad una generazione che ha potuto vedere ("vivere") il Paese pieno di gente, di operai, di braccianti, di artigiani (fabbri, falegnami, sarti, orefici, bottai...) che con la loro presenza animavano le "minelle" (i vicoli) e le "rughe" (i rioni),


Anni '60 - Bambini che animavano il Rione "Rinacchio"

Ciabattino al lavoro con una luce fioca, in via Foscolo "Giardiniellu"

2004- L'ultimo Falegname: Giuseppe Bottaro

Poi c'erano i pastori con le greggi, i contadini con gli asini, i braccianti che, ligi al detto savellese:

 "a  matinata fa a jurnata"  
(il lavoro svolto all'alba vale quanto quello dell'intera giornata).

andando a lavorare molto presto, con i suoni e i rumori delle loro attività, svegliavano il Paese.

Anni '60  - Gregge verso il pascolo

Anni '70 - Ritorno dalla campagna

Il nostro era un piccolo paese che viveva in modo semplice ed essenziale, ma nel mondo stava nascendo un movimento di contestazione politica e sociale, il cosidetto"68", che si stava diffondendo ed espandendo dappertutto.

Savelli negli anni '60...

Panorama di Savelli Anni '60

                                       
Anni '60 -Via Duca degli Abbruzzi

I vicoli erano vissuti dalle persone e dagli animali

Alcune attività si svolgevano appena fuori casa

Si andava e si tornava dai campi con l'asino

Anni '70 - Vicolo dietro la Chiesa Parrocchiale

La merce si comprava sfusa e si pesava.
Si comprava a credito e  tutto veniva segnato sulla "Libretta"

Il focolare riscaldava, raccoglieva e riuniva la famiglia

Contemporaneamente, nelle grandi città gli studenti e i lavoratori, con manifestazioni e proteste, contestavano l'autoritarismo, il sistema scolastico, la guerra nel Vietnam, il consumismo e reclamavano la difesa dei diritti.

Studenti e operai in lotta (foto dal web)

Era iniziato il "68" (Sessantotto), era iniziato il periodo delle lotte per le conquiste, un'epoca che ha lasciato un grosso impatto nel campo culturale, musicale, politico, sociale, sessuale, lavorativo.

Il Movimento studentesco lottava per un cambiamento nell'ambito scolastico, la componente operaia chiedeva salari migliori e cambiamenti organizzativi.

Le rispettive rivendicazioni e la difesa dei diritti, accumunava questi due settori nella lotta e nella contestazione, a volte anche aspra.

In questo contesto, sinteticamente descritto, i giovani del nostro territorio, sull'ondata della protesta, della contestazione politica e sociale proveniente dalla Francia, dall' America, dalla  Germania e dalle grandi citta d' Italia, recepirono queste idee e vollero diffonderle.

Si organizzarono e, nell'Agosto del 1968, costituirono Il Semaforo, un Circolo culturale- ricreativo con sede in via Roma, in una stanza di pochi metri quadrati. 

Il locale è attualmente occupato dal negozio "Punto Natura"

Il nome Semaforo fu scelto perché fosse il simbolo di un orientamento politico-culturale e quindi potesse indicare la via da seguire.


L'oggetto in ferro, realizzato dagli alunni dell'Istituto professionale di Savelli, recuperato qualche anno fa in una soffitta, era appeso accanto alla porta d'entrata del Circolo.

Le attività proposte erano: culturali, ricreative, lezioni private gratuite, consultazione di giornali come L'Espresso (settimanale di attualità, economia, cultura, costume), di libri come: La Cina è vicina (titolo di un libro del 1957,scritto da Enrico Emmanuelli), del Libretto Rosso di Mao, di testi vari donati dai soci e dai simpatizzanti. 

Immagini da web


IL Circolo era fornito di un vecchio ciclostile spedito da Milano da un socio.

Nell'atto della fondazione i soci erano 12 di diversa estrazione sociale, culturale, politica; molti erano laureati e diplomati.

La quota d'iscrizione era di 500 Lire.

Il primo Presidente è stato Rotundo Rosario Saverio.

 
Anni '70 - Villaggio Pino Grande - Confronto fra generazioni

 
Anni '70 - Giovani al Campo Sportivo (al centro il dott. Scalise)

Fine anni '60 - Festa goliardica.
Da sinistra:
Salvatore Bonasso (Sasà)
La Guardia Campestre Girimonte  (col cappello)
Vincenzo Manfredi (Sindaco di Savelli dal 1970)
Giuseppe Paletta (Pippo)
Filomena Greco (Menuccia)

Il contesto politico locale di allora era formato dai seguenti partiti politici che avevano in paese una propria sezione: Democrazia Cristiana (DC); Partito Comunista Italiano (PCI), Partito Socialista Italiano (PSI). 
La nascita di un movimento che accettava e divulgava idee nuove creò inevitabilmente discussioni, critiche, lotte, speranze, illusioni.


                                        Logo della DC (veniva chiamato anche Scudo Crociato)

                                        .                

Anni ' 60 - sede della DC in piazza Casalinuovo

Negli anni '60 la sede del PCI era nei locali attualmente occupati dal bar Pasticceria "2000"

Anni '70 - Stemma del Partito Socialista Italiano
La sede era dietro l'attuale farmacia

 Gli iscritti al Semaforo, che seguivano con attenzione gli eventi socio-politici dell'Italia del tempo, auspicavano un cambiamento politico anche nel nostro Paese che in quel periodo (1960-1970) era governato dalla DC ( Democrazia Cristiana), Sindaco Filippo Spina.

Anni '60 - Il Sindaco Filippo Spina con l'On. Giacomo Mancini (PSI), allora Ministro dei Lavori Pubblici

Anni '60 - Comizio elettorale in Piazza Precone

Anni '60 - Pubblico in ascolto di un comizio elettorale 

In un clima politico aspro, nelle votazioni svolte nel 1970, venne eletto Vincenzo Manfredi appartenente al PCI (Partito Comunista Italiano).

Era accaduto ciò che i giovani di allora auspicavano.

Uno degli aspetti importanti nella fase sessantottina fu la saldatura fra studenti e operai nelle rivendicazioni, nelle lotte e nel desiderio di cambiamento.  

Ciò avvenne anche a livello locale allorquando il  Circolo Il Semaforo, con la Camera del Lavoro di Savelli e quindi con gli operai, organizzò una manifestazione di solidarietà in occasione della morte di un operaio presso la fabbrica Pirelli a Milano (fine anni '60).

Gli iscritti al Circolo e gli operai furono denunciati per manifestazione sediziosa e non autorizzata. Reato poi amnistiato.

Sicuramente Il Semaforo portò novità, curiosità, discussioni, voglia di cambiamento nei giovani di allora. 

Il fermento politico, culturale e sociale del tempo e la voglia dei giovani di riunirsi e di confrontarsi favorirono la nascita di altre associazioni, delle quali non posso fornire approfondimenti, a causa della mia partenza verso Milano.

Non mancarono i confronti accesi, gli errori, le illusioni, i tradimenti in una realtà in cui, nonostante ci fosse la voglia di lottare, l'emigrazione rimaneva sempre l'unica strada da percorrere.

Negli anni travolgenti del '68, la nascita del Semaforo (evento forse non noto a tutti) ha dato al paese una voglia di cambiamento, di novità e di confronto tra generazioni, contrapposta alla vita lenta del paese.

La maggior parte dei giovani fondatori del Semaforo è emigrata.

Il Semaforo terminò la sua attività politico-culturale nel 1975. La sua ultima sede era ubicata nel locale accanto all' attuale ristorante di Peppe Cozza.

Erano gli anni in cui la necessità di lavorare spingeva i giovani a partire. 

Le stazioni di Paola (CS) e di Crotone (Kr) (r)accoglievano, giornalmente, decine e decine di persone provenienti dai paesi del litorale e dell' entroterra calabrese che si dirigevano verso il Nord.

"La Freccia del Sud", Il treno direttissimo delle Ferrovie della Stato portava verso il Nord persone, famiglie, speranze (foto dal web)

Gli strapuntini - I seggiolini pieghevoli lungo i corridoi dei treni (foto dal web)

A distanza di tempo poche cose sono cambiate; i giovani continuano a partire in cerca di lavoro nelle grandi città. 

I paesi si stanno spopolando, le zone interne hanno sempre meno servizi e sempre meno attenzione da parte della politica. 

A ciò si aggiunga la "nuova emigrazione", cioè gli anziani che chiudono definitivamente la porta di casa per raggiungere i figli o per curarsi altrove.

                                                    

Rimane il desiderio di proteggere la  storia, l' identità, l' anima del proprio paese, affinché rimanga il punto d'incontro di una comunità sparsa un po' ovunque, ma legata alle proprie radici.

2025 - Savelli panorama

Commenti

  1. Tutto vero io c'ero insieme a tanti siamo andati via quegli anni

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  2. Bravo Piero. Anch'io ricordo quanto hai descritto con maestria ed accuratezza. Grazie per il tuo instancabile e prezioso lavoro per non dimenticare le nostre radici. Elena

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  3. Ottimo servizio anche se non completa direttamente la lotta politica durante la campagna elettorale del giugno 1970 è stata dura con episodi di corruzione e metodi poco ortodossi verso quei candidati che facevano parte della lista del 1970 ricorrendo a minacce e ricatti da parte di qualche esponente clericale

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    1. Da allora Savelli ha iniziato a perire….. quando un sindaco comunista invece di comportarsi diversamente dai cleri ci dopo aver dato qualche posto comunale agli amici, si è venduto tutto quello che poteva e si è costruito la ‘palazzina’

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  4. Un abbraccio a tutti scusate per la mia critica emotiva perché amo Savelli e da quando sono dovuto emigrare il mio cuore piange tutti i giorni perché è sempre legato al nostro amato paesello.

    Savelli si è spento lentamente sotto gli occhi di tutti. Anni di immobilismo, scelte amministrative discutibili e poca trasparenza hanno soffocato un paese che aveva tutto per crescere e vivere del proprio territorio.
    Non è stata valorizzata la pastorizia, hanno preferito affidare i terreni comunali e demaniali del comune ai forestieri, non sono stati sostenuti gli uliveti privati, con l’aiuto a tenere le strade di campagna percorribili facilmente, sono state dimenticate coltivazioni storiche come patate, mele, noci, fagioli e tante altre produzioni locali. I territori comunali, con un castagneto enorme che poteva, perché ormai destinato a morire, poteva generare economia tra i frutti e tutti i suoi derivati, ai funghi, e al legname, dal turismo sostenibile, sono rimasti occasioni sprecate.
    Nel frattempo, decisioni che avrebbero dovuto tutelare la comunità hanno finito per penalizzare proprio i residenti, lasciando spazio a degrado, servizi carenti e totale assenza di prospettiva.
    Oggi, invece di parlare di rilancio vero, si parla di tributi sempre più pesanti e percepiti come sproporzionati. Persino il pagamento dell’acqua viene vissuto da molti come un’ingiustizia, in un territorio notoriamente ricco di risorse idriche.
    E chi è stato costretto ad emigrare, ma tiene una seconda casa per tornare alle proprie radici, si ritrova a pagare cifre importanti per poterci vivere appena un mese e mezzo l’anno, sentendosi più penalizzato che accolto.
    Savelli meritava visione, cura e rispetto. Merita ancora oggi un’amministrazione che parta dalle sue ricchezze vere e da chi questo paese lo ama davvero. Al vero rispetto dei residenti tutti e non, NON PENSIAMO SOLO AI PROPRI INTERESSI.

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  5. Grande , custode della memoria savellese.
    G.D.B

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  6. Grazie Piero ho letto tutto d' un fiato, io spero dal momento che tanto è peggiorato nelle grosse città ,possa esserci un ritorno nei piccoli paesi ,ai vecchi valori ,a quello che ci hanno trasmesso i nostri genitori con grande sacrificio, auspico un ritorno a vivere con semplicità in una realtà piccola dove c'è unione , aiuto reciproco perché stiamo perdendo la bussola ...
    La nostra terra serve a ritrovare la nostra IDENTITÀ! ..BUON POMERIGGIO A TUTTI.
    M. F.

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  7. Grazie caro Compaesano. Saluti affettuosi.
    Francesco dall Argentina.

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  8. Carissimo Pietro, ho letto d'un fiato, con curiosità ed interesse la tua ricerca che ritengo sempre valida ed interessante. Sono venuta a conoscenza di situazioni di cui non sapevo l'esistenza come il 'ª Savelli e il Semaforo. Ho sempre considerato Savelli in paesello lontano da ogni vento di novità
    Grazie a te conosco molti contenuti che.mi fanno cambiare opinione
    Ho sempre pensato che il Nord fosse in linea con i tempi, ma mi sono sbagliata
    Leggo con piacere le tue ricerche, che sono frutto di studio e di attenzione
    Grazie
    Un abbraccio a Giovanna 🍸✒️🖌️🖋️📚📒📕📙🥂🖊️
    R.F.

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  9. Ottimo articolo. Vita vissuta in tutti i nostri paesi.
    Quando nel 67 sono arrivato a Desio e mi chiedevano di dov'ero, rispondevo "sono di un paese dove ancora non hanno inventato strisce pedonali e semafori".
    Qui a giugno del 58 hanno asfaltato le strade provinciali.
    Seti vuoi divertire su Facebook vedi "Foto Storiche di Altomonte".
    Salutissimi
    Carlo D.

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  10. Piero sei unico, scateni sempre una meravigliosa nostalgia, e poi le foto, stupende. Ti abbraccio
    R.S.

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  11. Che ricchezza, queste foto!
    G.R.

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  12. Ciao Piero. Voglio aggiungere qualcosa per correttezza storica. Negli anni 70 c'era a Savelli un altro circolo culturale, meno importante del semaforo ma non opposto ad esso perchè ne condivideva le idee e i contenuti e sosteneva le loro iniziative. Si chiamava "Politica 207". Io ero uno degli iscritti e il presidente era il mio amico Prof. Francesco Tallarico ( per gli amici " Ciccio e Capichiattu"). Ricordo con molta simpatia le varie interpretazioni date al numero 207 ( una delle più originali era che si riferisse a un regimento di cavalleggieri) ma altro non era se non il numero civico della sede: Via Roma 207, proprio di fronte al Semaforo).Non c'era alcuna contrapposizione con il Semaforo! anzi ci hanno aiutato a pagare l'affitto del locale prestandoci il bigliardino di Calcio Balilla che loro avevano. Anche il circolo 207 ha partecipato attivamente alle elezioni del 1970 a favore delle lista " Tromba" con numerosi manifesti murali. Te ne allego uno che ha demolito la Proloco dell'epoca, grande alleata della DC. un abbraccio.

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  13. Ringrazio Mario Capalbo per le notizie che integrano l'articolo
    Il documento di cui parla cercherò di inserlo nel mio racconto.
    Grazie a tutti.

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  14. Tutto interessante, come sempre, grazie!
    M.G.A

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