MASTRU SANTU

Erano gli inizi degli anni '70, mi ero trasferito a Milano da non molto tempo e abitavo al quarto piano di un palazzo vicino ad altre famiglie del mio stesso paese. 

Un giorno, un distinto signore, ben vestito, venne a trovare una parente che abitava a fianco alla mia famiglia.

Mio padre lo incontrò per caso sul pianerottolo, si riconobbero e si salutarono con affetto e stima ricordando vecchie storie del paese.

Poi, rivoltosi verso di me, mio padre disse: 

"Questo signore è Mastru Santu,  il cognato di zia Adelina Polillo; viene dall'Argentina, vive a Buenos Ayres, ha fatto fortuna perché ha fatto gli stivali a Peron"(1)

Io, meravigliato, ascoltai le veloci spiegazioni di mio padre.

Ma chi era Mastru Santu? 

Ce la racconta Gianbattista Maone nelle sue "Memorie"(2)

Il suo nome era Giuseppe Fazio fu Santo, ma preferiva farsi chiamare "Giuseppe e Mastrusantu", era un ciabattino savellese e riparava le scarpe.  

Tornato dalla guerra, divenne calzolaio cioè cominciò a realizzare scarpe su misura, stivali di pelle di foca e suole "Vibram" che rendevano la calzatura più aderente al terreno, meno scivolosa e più duratura.

Emigrò in Argentina nel 1948 dove fondò la Ditta "Mastrosanto", una piccola fabbrica di scarponi e stivali che, presentandoli al Generale Peron, furono subito adottati dai Cacciatori delle Ande.

Anni '50 - Gruppo di emigrati in Argentina
Fazio Giuseppe "Mastrusantu" (il secondo da sinistra)

La sua iniziativa commerciale ebbe successo e Giuseppe divenne famoso. 

Spesso venne in Italia per comprare materie prime, non dimenticando di salutare Savelli e i suoi vecchi amici.

La sua storia si interruppe nel 1992 allorquando venne investito da un automobile mentre camminava per le strade di Buenos Ayres. 

Questa narrazione ci racconta la storia di un successo personale attraverso l'emigrazione; la storia di un uomo che, lontano dalle proprie origini, ha cercando di rendere nobile la sua arte. 

Allora si partiva per necessità, per migliorare la propria condizione economica e sociale, per inseguire un sogno. 

Da Savelli, dalla Calabria, dal Sud, si parte ancora...

Durante la permanenza a Savelli, la bottega di Giuseppe Mastrosanto, come tutte le altre botteghe artigianali, era il ritrovo di studenti, pensionati e professionisti, soprattutto nei periodi invernali.

Erano dei "salotti" in cui si poteva passare il tempo a chiacchierare, a giocare  a carte, a scacchi, a suonare.


Il bozzetto di Piero Arcuri rappresenta il laboratorio del calzolaio "Franciscantoni" in via Roma. Il locale era aperto a tutti non solo per le riparazioni, ma anche per passare il tempo giocando a dama, a scacchi.

Si andava dal calzolaio per chiacchierare e per fargli compagnia durante ilo suo lavoro

Per accogliere i suoi amici-ospiti, Giuseppe aveva preparato un tavolo con le sedie per poter così giocare una partita a briscola in sei.

A fine partita, i perdenti avevano l'obbligo di pagare un fiasco di vino che veniva diviso anche con coloro che non avevano partecipato al gioco.

Il fiasco, usato per comprare il vino, era di proprietà di Giuseppe e non era di otto quarti (2 litri), bensì di nove.

Per nascondere questa anomalia, Giuseppe lo aveva fatto impagliare, così da indurre l'oste a riempire il fiasco senza misurarlo.

Questa stranezza era nota solo a Giuseppe, ma non agli osti di Savelli che ignari riempivano sempre fino all'orlo il suo fiasco senza usare la misura di capacità adatta!


Le unità di misura di capacità usate in osteria per vendere il vino sfuso:  un quarto di litro, mezzo litro e un litro. Il bollo centrale ne dichiarava l'autenticità.

Il vino, una volta arrivato nel suo laboratorio, veniva distribuito da Giuseppe ai suoi ospiti. 

Dopo la mescita rovesciava il bottiglione per verificare la quantità di vino rimasto e invitava gli amici ad andar via con questa frase: 

 "Quando uscite di qua dove andate?"

Dopo questo saluto, allontanati gli amici, Giuseppe poteva consumare tranquillamente il vino eccedente.


La storia di Giuseppe termina qua,  ma non quella del fiasco impagliato.
Pensate che l'arguto trucco sia stato scoperto?
Se sì, da chi e come?

Se vi incuriosisce attendete settimana prossima per scoprire il seguito della storia!

* * *
AVVISO

NEI CASSETTI DI QUALCHE MOBILE DI COLORO CHE SEGUONO IL BLOG CI SARANNO SICURAMENTE FOTO DI SAVELLI CHE RICORDANO I TEMPI PASSATI (MI RIVOLGO ANCHE AGLI AMICI CHE SEGUONO DALL'ARGENTINA);
SE VOLESSERO FARLE RIVIVERE ED ARRICCHIRE LA DOCUMENTAZIONE, INVIATELE AL SEGUENTE INDIRIZZO E-MAIL : gump.pontieri@gmail.com

OPPURE ATTRAVERSO WHATSHAPP AL MIO NUMERO DI TELEFONO CHE MOLTI DI VOI HANNO.

GRAZIE!


Nota 1 - Juan Domingo Peròn fu Presidente dell'Argentina dal 1946 al 1956. Destituito con un colpo di stato militare, fu rieletto nel 1973. Morì l'anno dopo e gli successe la sua terza moglie Isabel Martinez de Peron.

Nota 2 - Gianbattista Maone. autore di numerose pubblicazioni legate alla sua professione di Direttore didattico e di carattere socio-storico riguardante il nostro Paese fra cui: Benvenuti a Savelli, Cronache di Briganti contadini e Baroni, Tradizioni polari della Sila ecc...

Commenti

  1. Carissimo Pietro, leggo sempre molto volentieri le tue ricerche storiche, che mi aprono un mondo, per me, sconosciuto, ma molto interessante ed attraente. Leggendo quanto ricerchi e pubblici, mi pare di far parte di quel mondo, che mio padre mi raccontava
    Continua cosi






    Sono


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  2. Bellissimo racconto !
    Il fiasco mi piace, ma sarebbe meglio il contenuto...
    Carlo D.

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  3. Ciao, tutto ok? "Non ho conosciuto Mastru Santu", però mi ricordo di due Calzolai a Savelli, che non solo facevano i ciabattini e realizzavano le calzature, ma erano anche due persone 'in gamba'. I loro locali erano anche occasioni di incontri e socializzanti. Mastru Vincenzo 'U Zingariellu", ad esempio, si interessava anche di svolgere le pratiche per l'emigrazione dei nostri paesani. Poi, "Franciscantoni', era anche un giocatore di scacchi e suonava il mandolino. Grazie per aver ricordato questi personaggi e risvegliato ricordi. Ciao 👏 👏 👏
    A.A.

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  4. Quante partite a scacchi cu Zu 'ntunuzzu...

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  5. Un altro calzolaio particolare era”gnazzullu” aveva la bottega all ‘inizio di via Sila attuale casa di Sacco.si diceva che era molto bravo come ciabattino ma si dice anche che ad un cliente avesse costruito un paio di scarpe con due destre.riguardo il fiasco di vino descritto ed utilizzato da mastrusantu devo dire,per esperienza diretta,che uno stesso recipiente con la capienza di 2 litri ed un quarto e stato utilizzato dopo alcuni anni da Pietro Demare ed i cui oste riempivano il contenitore senza usare i misuratori d’estratti .

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  6. Ho letto bellissime storie farò vedere agl' argentini che abitano vicino a noi ,lui ha 92 anni ,di Savelli dovrebbe ricordare .... Grazie mille
    M.F.

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