Non c'è molto di diverso rispetto ad ora, a parte la strada che comunque continua ad essere un'interpoderale. Ciò vuol dire che a partire dagli anni ottanta, Savelli come tutti i centri delle aree interne dell'Appennino, ha conosciuto un lento ed inesorabile declino. Il risultato è l'effetto "presepe" vale a dire una situazione congelata che le poche e poco significative trasformazioni non scalfiscono.
Come ci racconta Pericle Maone nel suo libro "Savelli, nella sua Tradizione e nella Storia vol. I , il nostro paese raggiunse l' autonomia comunale nel 1813. Questo riconoscimento, ottenuto sotto la dominazione francese ad opera di Gioacchino Murat, permise a Savelli di staccarsi dal Comune di Verzino di cui era Casale. Col passare del tempo, con l'aumento della popolazione, con l'insediamento di artigiani, di commercianti e di famiglie agiate, il paese aumentò il suo prestigio. Ciò favorì anche la nascita di nuove realtà istituzionali: - Sede del Circondario: Pretura e Carcere; - Ufficio del Registro; - Ufficio del Dazio; - Ufficio Postale con Telegrafo; - Ufficio Leva; - Ufficio di Collocamento; - Direzione Didattica. L A PRETURA e IL CARCERE ...
Nell'estate del 1977 e del 1978 l'argomento di cui si parlava spesso, durante le ferie, era la necessità di creare un collegamento fra i vari gruppi di emigrati sparsi in Italia, in Europa e oltre Oceano Stava nascendo l'esigenza di scambiarsi notizie, di creare un legame con il Paese, ma non doveva essere una mera operazione di nostalgia. Per affrontare al meglio questo progetto ci furono degli incontri preparatori, come il convegno dei Savellesi di Torino tenutosi a Chiavari (GE) nell'autunno del 1978, con l'obiettivo di prendere contatti con gli emigrati in Liguria, in Toscana, in Piemonte. Nello stesso anno, 1978, si costituì, nel milanese, il Circolo culturale-ricreativo "Sila Grande", aperto a tutte le persone provenienti da questo territorio che ribadiva l'importanza di un giornale come organo di collegamento di una comunità sparsa per il mondo. L'iniziativa, partita dal Prof. G. B, Maone , fu accolta con entusiasmo da tutti che non fe...
Fino alla fine degli anni '50, inizi anni 60, c'era l'usanza di preparare i cosiddetti "archi". Era un modo per onorare, rendere più solenne e più importante occasioni e ricorrenze di carattere religioso (processioni, messe), familiare (matrimoni, battesimi, titoli di studio conseguiti), civile ( visite di autorità, feste patriottiche). 1923 - Inaugurazione del Monumento ai Caduti Anni '60 - Archi e addobbi vari in occasione di una ricorrenza religiosa, Corpus Domini. Gli archi collegavano due finestre tagliando la strada e adornavano il percorso che il festeggiato faceva. Si esponevano coperte lussuose, fatte al telaio o a mano, di lino, di seta, di cotone che variavano a seconda delle occasioni. Caratteristici erano gli archi che si preparavano in occasione dei battesimi sui quali veniva attaccato con gli spilli, fra nastri e trine, il corredo del neonato, azzurro se era maschio, rosa se era femmina. Io personalmente ricordo gli addobbi fatti dalla popolazi...
Stupenda! Attendiamo altre tue bellissime foto!!!!
RispondiEliminaNon c'è molto di diverso rispetto ad ora, a parte la strada che comunque continua ad essere un'interpoderale. Ciò vuol dire che a partire dagli anni ottanta, Savelli come tutti i centri delle aree interne dell'Appennino, ha conosciuto un lento ed inesorabile declino. Il risultato è l'effetto "presepe" vale a dire una situazione congelata che le poche e poco significative trasformazioni non scalfiscono.
RispondiElimina