Don PIETRO De MARE e IL FIASCO IMPAGLIATO
La scorsa settimana abbiamo rivissuto la storia di Giuseppe e Mastrusantu, ciabattino savellese emigrato in Argentina dove "aveva fatto gli stivali a Peron".
Ma il racconto del suo fiasco impagliato continua.
Giuseppe, partito per l'Argentina, lasciò in eredità il fiasco impagliato a Pietro De Mare, amico, frequentatore del suo laboratorio e assiduo giocatore di carte.
Pietro De Mare era originario di Caccuri (KR), si trasferì a Savelli per prendere moglie, tale Giuseppina Lepera (molti artigiani, da frequentatori occasionali del paese per motivi di lavoro, prendendo moglie a Savelli, aprirono i loro laboratori e contribuirono così allo sviluppo economico e all'aumento della popolazione)
Persona molto versatile, fu fabbro, meccanico, elettricista, marmista, saldatore; con altre persone ideò e contribuì a costruire il vecchio monumento ai caduti.
Per queste sue capacità fu apprezzato e stimato da tutti e, seppur di carattere modesto, non disdegnò il "don" per lui e per la moglie, Donna Peppa.
"Merce buona a prezzi bassi"
Una sua ultima iniziativa di lavoro è stata quella di cercare di aprire una sala cinematografica in via Leopardi.
A questa sua intraprendenza non sempre corrispondeva una certa costanza nello svolgimento delle sue attività: spesso preferiva un buon bicchiere di vino e una partita a carte.
Allora le osterie ("putiga ro vinu") non erano poche e il buon vino era fornito periodicamente, in botti da cento litri, dalla Ditta Porti e Figli di Cirò Marina (KR).
L'osteria era il luogo di ritrovo degli uomini dove si passava il tempo, si parlava del proprio lavoro, si scambiavano idee sulla campagna, sulla caccia, sulla potatura, sulla raccolta delle olive ecc...
Era il luogo dove trovare l'amico, il bracciante, l'operaio, l'artigiano che poteva aiutarti nel lavoro e risolvere le necessità.
Negli anni sessanta le osterie a Savelli erano una decina.
"a cannata ro vinu" - Il boccale di argilla veniva usato nelle osterie per servire i clienti ai tavoli
Pietro De Mare, assiduo frequentatore, raggiungeva lentamente, sostenuto dal suo bastone, "a putiga ro vinu" della mia famiglia, dove, con i soliti amici giocava a briscola e a tressette.
Fumatore accanito, accendeva la sigaretta dopo averla inserite nel bocchino di argento che teneva in bocca anche durante le partite a carte.
Io l'ho conosciuto in età avanzata, durante le sue lunghe partite a carte; nei miei confronti aveva una grande considerazione per l'aiuto che davo in osteria e per il nome che avevamo in comune, Pietro.
Non avendo figli, amava ripetere scherzosamente:
"Pietro ti chiami, ti do il mio cognome, De Mare, e vieni con me"
A me raccontava molte storie, non ultima quella di aver già preparato la sua lapide che chiudeva il loculo, ancorché vivo, su cui c'era scritto:
"Pietro De Mare, che nella vita accettò ogni infortunio, combatté eroicamente per la Patria, riportandone mutilazioni e continue sofferenze" .
Morì il 2 Febbraio del 1972 e gli amici completarono l'epigrafe con l'incisione della data della sua morte.
Questo era il personaggio Pietro De Mare, che aveva ereditato il fiasco impagliato da Giuseppe Mastrosanto, e continuò anche lui ad adoperare il contenitore di vetro con la stessa modalità usata in precedenza.
Mandava qualche ragazzo del vicinato in osteria a comprare il vino con i soldi esatti che servivano a pagarne due litri, al ritorno il fiasco pieno ne conteneva due litri e un quarto.
L'oste, sapendo che i fiaschi, solitamente, contenevano due litri esatti di vino, lo riempiva direttamente dalla botte senza usare la misura di capacità adatta.
Questa abitudine di Pietro De Mare è andata avanti per diverso tempo.
Un giorno, come di consueto, mandò un giovane a comprare il vino all'osteria. L'oste, in quella occasione non riempì il fiasco direttamente dalla botte, ma usò la misura di capacità di un litro e ciò fece emergere l'anomalia di quel contenitore.
Con due litri esatti di vino il bottiglione non si riempì del tutto, una parte del recipiente rimase logicamente vuota.
Il ragazzo tornò indietro col fiasco non completamente pieno. Pietro De Mare rimase incredulo e stizzito perché era stata scoperta l'anomalia del "mitico fiasco impagliato" e non poteva più abusare di quel trucco.
L'improvvisato oste ero io che, durante il tempo libero, aiutavo mio padre nell'osteria di famiglia.
In quanto oste occasionale prestavo molta attenzione a non commettere errori
L'episodio che riguarda la scoperta del fiasco fuori misura, io non lo conoscevo, mi è stata riferita da Pasquale Esposito, durante le chiacchierate estive.
Pasquale era il ragazzo che venne in osteria con il fiasco da riempire e che mi ha raccontato la parte dell' episodio in cui sono stato protagonista.
Attraverso questi brevi racconti che vedono protagonisti umili personaggi e semplici oggetti, è possibile risvegliare la memoria.
Gli episodi marginali e poco noti, a volte curiosi, a volte divertenti, a volte tristi, aiutano a comprendere meglio la storia di una comunità e, forse, anche quella di ciascuno di noi.
La storia incontra la Storia, la storie minore incontra la grande Storia.
Il semplice racconto di un fiasco, fatto di piccole bugie, ma anche di amicizia e di convivialità, incontra una persona che ha vissuto grandi avvenimenti e porta le conseguenze che indicano il sacrificio e la sofferenza e, insieme, fanno "storia" di una comunità.
Aneddoti e "vera Storia" fanno MEMORIA, ci fanno conoscere le sfumature di una comunità che è riuscita a crescere in un territorio aspro e poco benevolo e che, nel tempo, è riuscita a creare un patrimonio solido ricco di tradizioni e di cultura che sono tuttora una ricchezza.
Non disperdiamo ciò che ci appartiene e ciò che abbiamo ereditato.
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Nel ringraziare coloro che mi hanno inviato foto e altre documentazioni rinnovo l' AVVISO
OPPURE ATTRAVERSO WHATSHAPP AL MIO NUMERO DI TELEFONO CHE MOLTI DI VOI HANNO.
GRAZIE!
BUONA DOMENICA DELLE PALME
e
BUONA PASQUA A TUTTI.







Articolo , come gli altri, molto interessante, che si legge tutto d'un fiato ❤️✒️📚🖊️🖋️📒📕🖌️🩷
RispondiEliminaR.F.
Dai racconti della mia Bisnonna centenaria so che Pietro De Mare era sposato con Donna Peppa che insieme alla sorella abitavano vicino l'ufficio postale (di fronte la Chiesa in Piazza )giusto?
RispondiEliminaA.R.
Grazie Pierino per quello che fai. Mi fai ritornare bambino.
RispondiEliminaF.F
Grazie mille. Buona domenica delle Palme
RispondiEliminaElena M.