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IL PRIMO BRIGANTAGGIO

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1806-1815 DECENNIO FRANCESE (Parte 1/3) Dopo la vittoria di  Austerlitz (1805)  contro gli austriaci che permise a  Napoleon e di occupare territori italiani e tedeschi, il Generale diede ordini al suo esercito di conquistare anche il  Regno di Napo l i. Nel  1806   Re Ferdinando , non potendo far fronte all'invasore francese, si rifugiò a Palermo. Iniziò così la lenta e inesorabile  invasione francese  del Sud Italia.  Ferdinando I di Borbone fu re di Napoli e delle Due Sicilie.  Il suo regno fu uno dei più lunghi della storia, Durò oltre 65 anni. Passò alla storia con gli appellativi di "re nasone", re lazzarone", "re burlone". (foto dal web) Inizialmente i Calabresi furono cauti con gli invasori, anche se sembrava che rappresentassero i grandi principi della Rivoluzione Francese ( Libertà, Uguaglianza e Fraternità ). Principi cui la popolazione faceva riferimento perché il malcontento nei confronti dei Borboni cominciava a diffondersi...

A BIFANIA (poesia di G.Gentile)

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Questa poesia, dedicata alla festività dell'Epifania ( qui la descrizione delle tradizioni savellesi ), è stata scritta da Gino Gentile nel 1962, la prima parte è quella tramandata oralmente attraverso la tradizione popolare. Il resto è stato completato dall'autore che cerca di ricordare nella sua lirica le abitudini e le credenze popolari.  Nel camino i bambini mettevano le calze nella speranza di trovare doni graditi. Nella foto: Fortunato Pontieri ("Grillu") e sua moglie Chiarina (genitori della maestra Pontieri) A BI F ANIA  Stasira ch 'è lla sira a Bifania  'nsuonnu me vena la fortuna mia, s'è de malu, nu jume currente o puramente na spina pungente,  s'è de buonu, na tavuta parata,   o sinnoni na vigna carricata, è puru buonu n'uortu ccu foglie, vaju e mi lle cuogliu ppe lle voglie. Vename nsuonnu fortuna mia, riciame a veritate e ccusssisia. A sira  a Bifania all'acqua un se vari, ca curra r'uogliu ppe chine u llu sari, si chine u sar...

LA NASCITA

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Nelle storie precedenti avevamo visto tutte le usanze e i riti del matrimonio . Rientriamo nella casa degli sposi Maria e Pietro e vediamo cosa succede. Scopriamo che dopo qualche mese dal loro matrimonio c'è aria di attesa per un lieto evento. Maria ha già incominciato a preparare il corredino con le sue mani, anche le nonne daranno una mano: camicine, magliette, calzini, corpetti, fasce, cuffiette nei due colori azzurro e rosa. La preferenza è per l'azzurro, perché notoriamente i genitori tendono per il maschio. Si fanno i calcoli, si contano le lunazioni, si guarda la conformazione del ventre, Ognuno fa le sue congetture. Il parto avviene in casa con l'assistenza della "mammana" (levatrice) e dalla madre della sposa. E' arrivato il maschio!!  Sul nome non si discute; sarà  quello del padre dello sposo, perché così vuole la tradizione. Se il bimbo piange e non vorrà dormire la mamma lo terrà fra le braccia o lo adagerà nella culla che dondola, collegata da q...

I MESTIERI DEL PASSATO (pt.3)

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Continua la rassegna dei mestieri che venivano praticati nel nostro Paese.  Il progresso ne ha accelerato la scomparsa, ma il ricordo di alcuni di essi ci riporta al passato e all'infanzia. Alcune famiglie, in virtù del lavoro svolto dagli avi, ne conservano ancora  "u suprannume"  (soprannome, nomignolo: es: " piciaru, l'aparu"...). Leggi anche la  parte 2 .  "I MANNISI" Taglialegna Dal Latino manuenses, boscaioli, taglialegna; erano le persone che spaccavano la legna, o segavano i tronchi così da ricavare  tavole grezze ( "raganelle" " astracali"  ) (1) . I  "mannisi"  usavano anche  "a   trainella" , una sega a quattro mani per ricavare tavole dai tronchi degli alberi.  "A trainella"  veniva usata anche dai falegnami in luoghi aperti, dove c'era uno spazio adeguato per i tronchi e dove c'era un muretto su cui posarli per poterli lavorare. Una persona doveva stare sotto il muro, l'alt...

I MESTIERI DEL PASSATO (pt.2)

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L'elenco dei mestieri di una volta continua... Leggi anche la  Parte 1 . Alcuni di essi erano veramente umili e poco appaganti, questo ci fa capire le difficoltà dei nostri nonni/genitori nel mandare avanti la famiglia. "E LAVANDARE" Le lavandaie   Erano le donne che facevano le lavandaie di mestiere. Nel periodo della primavera/estate le famiglie si recavano presso i fiumi o laddove c'erano delle "cibbie" ( vasche d'acqua) per lavare i panni. Si facevano aiutare dalle lavandaie perché il lavoro era molto impegnativo.  I panni sporchi venivano portati nei pressi del fiume con le ceste sulla testa, arrivati a destinazione si accendeva il fuoco per preparare "a lussìa" ( lisciva, un bucato fatto di acqua bollente e cenere).  Una volta lavati, i panni si stendevano sui cespugli per farli asciugare. Si tornava la sera, dopo una giornata faticosa, con le ceste in testa con i panni puliti. Lavandaia con la cesta in testa verso la " F iumarella ...

COMMEMORAZIONE DI LUOGHI E PERSONE

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La festa  Tutti i Santi e la Commemorazione dei Defunti sono le due ricorrenze del mese di novembre. La festa di Ognissanti veniva celebrata con particolare solennità. E' l'ultima festa dell'anno prima del Natale, ma una volta era la data che segnava la ripresa del lavori dei campi e spesso segnava l'abbandono, da parte degli uomini, della famiglia per più settimane. Era tradizione che, in quest'ultimo giorno di riposo, venisse consumata la carne fresca e spillato il  nuovo vino che verrà poi consumato, con le patate e le castagne arrostite ("e ruselle")  al focolare, durante le serate invernali. La ricorrenza dei morti è   un giorno molto particolare, di vero lutto; le tombe venivano ornate con lumini e fiori anche per ricordare le vittime del terremoto del 1638 che colpì i Casali di Cosenza e che diede origine all'esodo e quindi a Savelli.  Una volta, però, le manifestazioni esteriori esagerate davano un aspetto pagano ad un momento così dolor...