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"I TRIRICI SOLDI"

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I miti, le leggende, i racconti fanno parte della cultura popolare, del  folclore e delle manifestazioni; ne caratterizzano il paese e il suo territorio e nello stesso tempo uniscono la comunità arricchendola di contenuti.  Negli anni molte cose sono cambiate: il tempo e i mutamenti socio-economici hanno sovvertito molte abitudini, usi e costumi, ma, nel ricordo, abbiamo il dovere di dare il giusto valore a cose che non risultano più attuali. Il racconto che vi propongo unisce storia, mitologia e leggenda. Fino agli anni '50/60 del secolo scorso i ragazzini andavano dietro le mura del cimitero e, fra la terra che il becchino vi buttava, dopo aver ripulito le fosse dei morti, cercavano le monetine che venivano deposte nelle bare.  Erano i "tririci soldi" (le 13 monetine) messi nelle tasca dell'abito del defunto. Queste monete venivano chiamate "soldi papalini" , ma nulla avevano a che fare con le monete dello Stato Pontificio. Erano: "carrini" (car...

"PARISE"

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La storia, raccontata attraverso aneddoti, racconti a volte curiosi, spiritosi o drammatici rendono la memoria più pronta a recepirla; poi se i fatti fanno riferimento agli umili, ai sofferenti, una certa pietas pervade chi legge. Questo è uno dei bozzetti dal vero che Pericle Maone inserisce nel suo libro e che racconta la storia di un personaggio particolare,  Parise ,  nello stesso tempo, però, ci aiuta a capire, a grandi linee, la realtà socio-economica nonché uno spaccato della vita del nostro paese agli inizi del 1900 e  le relazioni che intercorrevano tra le persone. Piccole e semplici storie di un piccolo paese. Savelli agli inizi degli anni '20 Era nato povero, gobbo, cretino. Un suo antenato, per la particolare conformazione della testa, aveva dato origine ai " Cifarielli" (1) ma il pietoso essere che qui si vuol ricordare, pur avendo ereditato il difetto fisico di quel suo avo, veniva chiamato "Parise" e non se ne conosce il motivo. In gioventù si ...

IL COSTUME MASCHILE

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Il costume maschile era un vestito molto semplice e pratico in modo che potesse essere indossato anche durante i lavori dei campi. La giacca, ad esempio, era senza bottoni per non limitare il movimento. Anche il costume dell'uomo aveva le sue caratteristiche, però, a differenza del costume femminile, è andato in disuso molto in fretta e a noi non resta che individuare i dettagli attraverso questo articolo.  Persino l'ing Pollio della corte borbonica , nella sua relazione del 1760 , nel descrivere il nostro paese, non fa cenno sull'abbigliamento maschile, anzi dice che gli uomini erano ben vestiti,  Antico costume maschile Costume femminile e maschile al Museo di Savelli Il costume maschile aveva:  - come copricapo una coppola o un cappello a cono (secondo Pericle Maone l'ultima persona a portarlo in testa agli inizi del novecento fu il vecchio "Cunciputu" ) .  I primi berretti dovevano essere fatti a maglia e poi di panno con un risvolto posteriore ( "e...

"A PACCHIANA" - IL COSTUME FEMMINILE (Parte 3)

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Proseguiamo la descrizione del vestito da pacchiana. Qui per la parte 2 . ALTRI OGGETTI DI ABBIGLIAMENTO La nostra pacchiana usa  "maccaturi e scatula",  ossia fazzoletti comprati e li vuole candidi e non molto grandi. Con una certa civetteria li pone negli angoli che si formano sui fianchi tra il corpetto e il gippone. Le cose più care le sistemerà, provvisoriamente, tra la camicia  e il corpetto,  'ntro piettu"   (nel petto) . I gioielli completano l'adornamento delle donne sposate. Fintanto che ella è stata  "schetta" (zitella) , ha portato un paio di piccoli orecchini e qualche anellino; una volta sposata avrà una  "a succanna" (una collana ) ,  un lungo laccio, molti anelli, spille, fermagli e, possibilmente, anche una collana a più  fili di perle ("a perna"). "Succanna ccu llu brilloccu". Collana con ciondolo Tutti i gioielli sono di oro, ma hanno una caratura, quasi sempre, bassa: raggiungeranno i 14 carati nel cosid...

"A PACCHIANA" - IL COSTUME FEMMINILE (Parte 2)

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Il costume delle nostre nonne con il candore del  "ritorto"  e delle  "riccia"  ha dato sempre risalto al volto di chi lo ha indossato.  Unendo la bellezza classica delle nostre pacchiane alla disinvoltura del portamento, il nostro costume tradizionale ha avuto favorevole ed entusiastico successo. L'occasione di un'esibizione fuori da paese si presentò  nel mese di  marzo del 1939  allorquando Mussolini passò da Crotone e, per l'evento, un gruppo di ragazze savellesi in costume si recò in città per l'accoglienza. Il momento era atteso con entusiasmo dalle giovani donne di allora. La cronaca del tempo racconta (io l'ho sentita nell'osteria di famiglia negli anni '50) che il Duce era atteso per le dieci del mattino e arrivò il pomeriggio. Fu sollecitato a fare un breve discorso, ma si limitò a dire:  "La Calabria deve fare un passo avanti e lo farà".  Scese dal pulpito e se ne andò. 1938 -  Le  pacchiane che andarono a Crotone in...

"A GAZZOSA"

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Non tutti sanno che a Savelli fin dagli anni trenta c'era una fabbrica: la Fabbrica delle Gassose che, sfruttando una delle risorse più importanti del territorio, l'acqua , produceva  gassose e altri tipi di bibite e riforniva così i bar, le osterie del paese e del circondario. Bottiglie di gassose. (foto dal web) L'acqua della Sila, fresca e cristallina, in quel tempo abbondante, ha dato la possibilità di avviare un'attività imprenditoriale significativa.  La fabbrica delle gassose era gestita dalla famiglia Frontera , comunemente conosciuta con il soprannome di "Savoia" ed era ubicata al piano terra dell'abitazione sita in via Ugo Foscolo, la via che parte da piazza Precone e arriva al rione Gorna. Al pian terra di casa Frontera era ubicata la fabbrica delle gassose La prima licenza era intestata all'imprenditore  Francesco Frontera "Savoia"  che iniziò l'attività negli anni '30. Venuto a mancare nel 1934, l'impresa continuò...