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U BANDISTA

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"U Bandista" ( o" jettabandu")  era la persona che ,  attraverso il pubblico bando, trasmetteva a voce, gridando, le Ordinanze dell'Amministrazione Comunale, comunicazioni, eventi, decisioni o informazioni  di ciò che si vendeva in Piazza. Aveva un ruolo importante nella comunicazione pubblica, in particolare in un periodo in cui la diffusione delle informazioni era limitata e molte persone non sapevano leggere. In assenza di altri mezzi di comunicazione era l'unico modo per avere informazioni sulla vita del paese; la sua era una funzione sociale. U bandista (immagine da web) Ogni paese aveva il suo banditore, una figura caratteristica, dipendente comunale, che, con la sua trombetta e cappello municipale, aveva il compito di "jettare u bandu" ("buttare il bando") e comunicare le informazione che gli venivano prescritte. U bandista (Immagine dal web) Oltre alle comunicazioni comunali, aveva anche il compito di offrire il suo servizio ai ...

E LAVANDARE

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   Il ruolo delle donne nell'economia del nostro paese è stato fondamentale; la maggior parte, una volta, veniva avviata ad acquisire tecniche di economia domestica per poter diventare buone mogli e buone madri. Fino agli anni sessanta del secolo scorso la donna ha mantenuto questo ruolo; da quel periodo in poi è partito il seme del cambiamento e, con l'accesso all'istruzione, si sono aperte nuove prospettive. Pur dedicandosi  principalmente alla famiglia, la donna partecipava anche al lavoro nei campi, lavorava al telaio, ricamava  ecc... Una delle categorie di lavoratrici abili, forti che ben sopportavano la fatica era quella delle lavandaie ("e lavandare") che, con un modesto guadagno, contribuivano, in quei tempi difficili, al mantenimento della famiglia.  Con l'arrivo della stagione estiva  le lavandaie si recavano presso la Fiumarella, Lese, Senapite , fiumi nel territorio savellese ma distanti qualche chilometro dal paese, a lavare i panni, a curare...

L'UOSSU RO PUORCU

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Fino agli anni '50/60 del secolo scorso nel nostro paese c'era una moltitudine di bambini di tutte le età e per loro non mancavano i passatempi, i giochi che, per quanto semplici, offrivano l'opportunità di trascorrere momenti di divertimento all'aperto e di socialità. Erano giochi basati sulla destrezza, sull'agilità, sul movimento, sulla coordinazione, sulla velocità. L'importante era stare insieme, condividere e socializzare nei vicoli del paese, nelle piazzette. Nel nostro paese di montagna, la primavera faceva dimenticare subito il lungo e freddo inverno; invogliava tutti a cercarsi, a stare insieme, a inventare passatempi o a recuperare i giochi dei nostri genitori e dei nostri  nonni. La " ruga " era il ritrovo di tutti, dei ragazzi e delle ragazze, la strada era l'ambiente ideale per ritrovarsi. Si giocava:  - "alla mazza e allu trugliu" (alla lippa) - " alle petre 'ncannate " (quattro cantoni) - "allu quatrett...

LA RISCOPERTA DEI SOPRANNOMI E DEI PROVERBI

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L'iniziativa di un gruppo di persone che, spontaneamente, nell'estate 2024 ha abbellito la   "ruga"  di largo Cupido con tegole dipinte  ("ciaramieli" ) su cui c'erano riportati   "paranumi"  e proverbi,  è da elogiare.  Ho già fatto un articolo con la storia e origine dei soprannomi . Se la curiosità o altro spinge il lettore ad avere qualche notizia sul suo soprannome o a conoscere quali erano quelli usati fino agli anni sessanta, può consultare l' ELENCO DEI SOPRANUMI   SAVELLISI Le tegole appese al muro, vicino alle porte di casa, raccontano la storia di quella casa, di quella famiglia, i sacrifici delle persone che l'hanno abitata e, anche se la porta è chiusa, manda messaggi di operosità, di fatica, di convivialità. I proverbi, tramandati in forma scritta o orale, sono frutto della saggezza popolare e caratterizzano un popolo e un territorio.  Con poche parole fanno capire lo stile di vita, usi e costumi e modi di vivere di un pop...

A PARATA

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Fino alla fine degli anni '50, inizi anni 60, c'era l'usanza di preparare i cosiddetti "archi". Era un modo per onorare, rendere più solenne e più importante occasioni e ricorrenze di carattere religioso (processioni, messe), familiare (matrimoni, battesimi, titoli di studio conseguiti), civile ( visite di autorità, feste patriottiche). 1923 - Inaugurazione del Monumento ai Caduti Anni '60 - Archi e addobbi vari in occasione di una ricorrenza religiosa, Corpus Domini. Gli archi collegavano due finestre tagliando la strada e adornavano il percorso che il festeggiato faceva. Si esponevano coperte lussuose, fatte al telaio o a mano, di lino, di seta, di cotone che variavano a seconda delle occasioni.  Caratteristici erano gli archi che si preparavano in occasione dei battesimi sui quali veniva attaccato con gli spilli, fra nastri e trine, il corredo del neonato, azzurro se era maschio, rosa se era femmina. Io personalmente ricordo gli addobbi fatti dalla popolazi...

LA LEGGENDA DI SERÀPIDE

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I nostri antenati raccontavano spesso favole, aneddoti, storie accadute nel nostro paese. Il territorio silano ricco di anfratti, di caverne profonde, di luoghi impervi si prestava a fare da cornice ad aneddoti che possono considerarsi verosimili. Non mancano i riferimenti a briganti nascosti in profondi cunicoli, a caverne dove sono stati nascosti tesori ecc... A tutto ciò vanno aggiunti racconti con evidenti riferimenti mitologici  i cui risvolti hanno raggiunto anche le zone interne del nostro territorio . Uno di questi racconti si riferisce alla " leggenda di Seràpide"  forse non conosciuta da tutti e, quindi, vale la pena leggere. Il racconto si riferisce ad un luogo ben preciso: il fiume, o meglio il torrente Senapìte che divide il territorio di Verzino (KR) da quello di Savelli (KR).  Il percorso di questo torrente attraversa paesaggi rocciosi, unitamente a gole frequentate, prevalentemente, da pescatori locali e da qualche escursionista. Su questo torrente insist...

I SUPRANUMI

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Attribuire epiteti o appellativi, dare quindi un soprannome, era un'abitudine che veniva usata sin dai tempi dei Greci e dei Romani; Achille veniva chiamato  "Pelide" , Scipione veniva detto   "l'Africano".  Con il Medio Evo (476  - 1492) e il Rinascimento (XV - XVI secolo) assistiamo all'attribuzione e alla diffusione dei nomignoli in maniera più sistematica: Filippo "il Bello"; Riccardo "Cuor di Leone, Pipino "il Breve". L'epiteto o l'appellativo veniva aggiunto al nome proprio per distinguere meglio una persona e per evidenziare alcune sue caratteristiche. Nel nostro paese "U Supranume o Paranume"  era un nomignolo molto diverso dal nome ed era molto usato in passato; aiutava ad individuare  una persona o una famiglia.. Il soprannome era dunque un  segno distintivo e poteva avere caratteristiche scherzose, dispregiative o anche per sottolineare abitudini, difetti, modi di vestire, il tipo di lavoro svolto...